lunedì 7 gennaio 2008

Il biologico aumenta, contenti loro...

Prendo atto che il metodo di agricoltura bio e in crescita, ma non mi convince e non mi converto anzi rimango ben saldo nel mio metodo di agricoltura convenzionale.

Ora spiego meglio.
Sui metodi biologici più o meno si sa qualche cosa, in linea di massima si sa che è "tutto naturale" è che la produzione viene certificata da entità esterne al contadino. (forse alieni)
Sulla agricoltura convenzionale, che boccheggia, si sa tutto e oltre.
Ma io avrei come modello da seguire una agricoltura evoluta e consapevole, di una certa qual serietà, moralità e non capisco perché deve essere "un ente terzo" stabilire, a pagamento, il mio operato. Quel "a pagamento" non suona bene mi imbarazza, oltre che mi costa.
Inoltre ci tengo a dire che nel caso si ammalassero, tenuti bene e all'aperto raramente, i miei animali voglio poterli curare con cosa di meglio (e legale) c'è sul mercato. Una terapia farmacologica mirata e dosata atta a risolvere in tempi brevi, dai 4 ai 6 gg, il problema. Cosi vale anche per le coltivazioni.
In questi casi il sistema bio prevede l'esclusivo uso della omeopatia salvo casi eccezionali che ammettono l'uso dei farmaci convenzionali.
Qui si apre il dibattito, nulla da dire in merito alla omeopatia ma forse è un po' deboluccia nei trattamenti di massa e i farmaci convenzionali (legali) usati con ricetta veterinaria, registrati sul libro aziendale dei trattamenti con relativa indicazioni in merito alle modalità d'uso e ai tempi di sospensione, tutto sotto la sorveglianza veterinaria della autorità sanitaria locale, non possono fare del male ai consumatori. Se poi i farmaci non sono enteroassorbibili quindi lavorano solo a livello intestinale non c'è motivo di preoccuparsene.
E' l'abuso di farmaci che non va, o l'uso per tamponare le problematiche che nascono da sistemi di allevamento sovraffollati e mal gestiti.
E' l' agricoltura convenzionale che sfama le masse (e nel mondo siamo sempre di più) fa quantità e, se vuole, fa anche qualità, almeno in Italy!
Guardatevi il codice di buona pratica agricola (e i vari aggiornamenti), una delle poche cose fatte bene dai papponi CEE. (e scopiazzate dai vecchi trattati di conduzione "da buon padre di famiglia" redatti nel secolo scorso e usati nei contratti agrari di affitto di un tempo)
Biologico è una definizione che ha delle regole di cui il consumatore in pratica sa poco, per esempio: "...ciò sta a significare che, per ben che vada, un pollo, macellato a 81 giorni, può pascolare per soli 27 giorni. Se poi piove, c’è neve o manca l’erba può anche non pascolare mai e essere commercializzato, in ogni caso, con la denominazione "biologico"( vedi ). Bello è?
E la testa che va biologica cari miei!
E chiaro che io non perdono i sistemi intensivi, le fabbriche di animali, che non sanno umanizzarsi e sono perlopiu di proprietà dell' industria che, con l'invenzione della soccida , da in gestione gli allevamenti ai contadini, e si tengono i profitti! (art. 5: chi ha i soldi in mano ha vinto)
C'è molto da lavorare ma credo che l'agricoltura convenzionale possa e debba ancora esprimersi al meglio delle possibilità, sdoganandosi l'etichetta di agricoltura dozzinale ed avvelenatrice che negli anni se guadagnata a torto o ragione, grazie ai soliti ignoti, senza necessariamente entrare in meccanismi che, fino ad ora, avranno prodotto cose buonissime ma costose e per la solita nicchia. E la nicchia non è tutto, o meglio ancora, dentro di essa non ci stiamo tutti.
(by corsaro)

2 commenti:

marzia ha detto...

...adesso pubblicizzano anche cibo bio per gatti...

Anonimo ha detto...

Per me il mercato bio è in stallo, da tempo! Altro che crescita.
Sergio